C’è un riflesso istintivo, in chi ha paura di perdere un cliente, che porta sempre nella stessa direzione: aggiungere opzioni. Pacchetto base, pacchetto premium, pacchetto su misura. Con extra, senza extra. Trimestrale, semestrale, annuale.
La logica dichiarata è una: diamo al cliente la possibilità di scegliere. La logica nascosta è un’altra: se non gli piace una cosa, magari gli piace l’altra.
È un modo elegante di non avere il coraggio della propria offerta.
Ho seguito un consulente che, dopo i primi due anni di attività, aveva costruito un listino con cinque pacchetti. Quando un cliente arrivava in call, lui apriva la slide con le cinque opzioni affiancate, spiegava le differenze, e finiva quasi sempre con “ti mando una proposta personalizzata, ne parliamo nei prossimi giorni”. Il tasso di chiusura era sotto il 15%. Le proposte personalizzate richiedevano, in media, due ore di lavoro l’una. Il tempo speso a non chiudere era diventato un secondo lavoro non pagato.
Quando abbiamo ridotto il listino a un solo pacchetto, con un solo prezzo, lui era convinto che avrebbe perso clienti. È successo l’opposto. Il tasso di chiusura è salito al 38% nel primo trimestre. La sua spiegazione, a posteriori, era semplice. Con una sola offerta, il cliente non doveva più scegliere che tipo di consulente fossi, perché era già chiaro. Doveva solo decidere se servisse a lui in quel momento. Una decisione molto più veloce, e con molta meno ansia.
Non è un trucco psicologico. È un fatto strutturale.
Ogni opzione aggiunta a un’offerta è un peso in più per chi sta valutando. Cinque opzioni significano cinque confronti, cinque dubbi su quale sia la “giusta”, cinque possibili rimpianti dopo. Una sola opzione richiede di valutare solo se quella, così com’è, vale la pena. Le decisioni da prendere passano da molte a una.
La cosa interessante è che il principio si rovescia esattamente nel momento in cui chi vende non è sicuro di sé. L’imprenditore che ha fiducia nella sua offerta la rende semplice. Quello insicuro la arricchisce, perché ogni opzione in più gli sembra un’assicurazione contro il rischio che il cliente dica no.
Il problema è che il cliente, di solito, lo sente. E un’offerta che sembra volersi salvare a tutti i costi non comunica forza. Comunica disperazione.
Quando rivedo le offerte di un cliente, una delle prime domande che faccio è: qual è la versione più semplice di questa offerta che riesci ancora a vendere senza vergognarti? Il più delle volte, quella versione è anche quella che converte meglio. Non perché sia più attraente in assoluto, ma perché lascia al cliente meno spazio per perdersi.
L’eccezione esiste. In mercati molto maturi, dove i clienti hanno un linguaggio sofisticato e cercano combinazioni precise, un listino con due o tre opzioni può essere utile. Ma sono casi rari. Nella maggior parte delle situazioni, ridurre è più potente di aggiungere.
La forza di un’offerta non si misura da quante cose contiene. Si misura da quanto è facile, per chi la guarda, capire cosa avrà se dirà di sì.