C’è un’idea che gira da molti anni nel mondo della comunicazione di impresa, ed è questa: il problema delle aziende che fanno fatica a vendere è che non comunicano abbastanza bene. Bisogna saperlo dire. Bisogna trovare le parole giuste. Bisogna scegliere i canali giusti. Si trovano consulenti che vendono esattamente questo: ti aiutiamo a comunicare meglio il tuo valore.
In molti casi è una promessa che parte da un presupposto sbagliato. Il valore non si comunica. Si inquadra.
Comunicare implica che tu abbia qualcosa di chiaro da dire e ti manchi solo il modo. Inquadrare implica qualcosa di precedente. Implica decidere il contesto in cui quel valore prende significato. Senza contesto, qualunque comunicazione, anche perfetta, lascia il lettore con un’idea generica di ciò che fai, che si confonde con cinquanta idee simili che gli arrivano dalle cinquanta aziende competitor.
Pensa a un consulente che dice aiuto le aziende a crescere. È una frase comunicabile in modi infiniti. Si può migliorare il copy, trovare immagini più forti, costruirci sopra una landing page elegante. Tutto questo non sposta il problema. Il problema è che la frase, nel contesto che c’è oggi, è invisibile. Centinaia di consulenti dicono la stessa cosa. La comunicazione, in quel caso, può solo amplificare un suono che si confonde con il rumore di fondo.
Lo stesso consulente che dice lavoro con aziende di servizi B2B che hanno superato i due milioni di fatturato e si trovano bloccate sulla seconda assunzione commerciale sta facendo un’altra operazione. Sta inquadrando. Sta dichiarando un campo stretto, riconoscibile, in cui chi rientra dentro si sente visto e chi è fuori sa che non è il suo posto. La frase, in sé, non è ancora comunicazione. È una decisione su cosa il valore copre e cosa non copre. La comunicazione viene dopo, e diventa molto più semplice.
Inquadrare richiede sottrazione. Richiede dire ad alta voce per chi non sei utile, in che situazioni non lavori, quali risultati non puoi promettere. Richiede rinunciare alla tentazione di tenere aperte tutte le possibilità. È, di solito, la parte più difficile di tutto il lavoro di posizionamento. Più difficile della comunicazione, che è solo la conseguenza.
Quando un cliente mi chiede come comunichiamo meglio quello che facciamo, la mia prima domanda è quasi sempre la stessa. Cosa è chiaro, oggi, di quello che fate, al punto che potrebbe essere ridotto in tre frasi che escludono cinquanta cose simili nel mercato?. Se la risposta arriva in mezz’ora, il problema è di comunicazione e si risolve velocemente. Se la risposta richiede quattro riunioni di leadership, il problema non era mai di comunicazione. Era di decisione su cosa è il valore.
Questa distinzione cambia il punto di intervento. Cambiare il copy senza aver inquadrato è come cambiare la cornice di un quadro che non sai cosa rappresenta. Sembra che tu stia facendo qualcosa, ma il problema reale è dentro la tela, non sul bordo.
Il lavoro di inquadramento è meno glamour della comunicazione. Non produce slide colorate, non si presenta bene in riunione, non genera consenso immediato. Genera scelte. Le scelte si pagano nel breve perché escludono. Si recuperano nel medio perché lasciano emergere il valore in modo che il mercato possa finalmente leggerlo.
Quando il valore è inquadrato bene, comunicarlo diventa quasi facile. Quando non lo è, nessuna comunicazione lo salva. Si può solo amplificarlo, e amplificare qualcosa di poco chiaro produce confusione su scala maggiore.
La cura, ancora una volta, sta a monte. Inquadrare prima. Comunicare dopo. Non viceversa.